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"Di Bosca in Bosca"
I Bosca e il vino di Canelli
Il Vivandiere degli emigranti
Dall’azienda
nazionale all’azienda internazionale
Da Industriale a contadino
Usare il passato per inventare l’avvenire
Stati Uniti
Italia
Israele
Il resto del Mondo
L’Acquisizione della Cora
La risposta alle nuove sfide del mercato
Ricerca e innovazione
Prodromi di una assoluta novità
La Porta del Baltico
Il matrimonio del vino con i cereali
L'Asti cinque stelle
Noblesse oblige
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| DALL'AZIENDA NAZIONALE
ALL'AZIENDA INTERNAZIONALE |
Luigi Bosca era stato educato al Collegio dei Barnabiti di
Moncalieri. A vent’anni, mentre ancora studiava per
conseguire la laurea in economia all’Università di
Torino, dovette prendere in mano l’azienda di famiglia.
Risolti i problemi di successione, nel 1935 lo troviamo
all’Asmara a capo di una filiale che sfrutta con successo le
opportunità apertesi al commercio dei vini con la guerra
d’Etiopia. A venticinque anni riesce a riportare
l’azienda in carreggiata: i guadagni realizzati in Africa
servono a rilanciare la Bosca e a finanziare l’ampliamento
delle cantine, della fabbrica e del caseggiato di famiglia, oggi
Palazzo Bosca in Largo dei Cantinieri.
Le attività in colonia non durano a lungo. Sopravvengono la
II Guerra mondiale, la sconfitta, l’occupazione tedesca. Il
Piemonte è terra di guerra civile fra Partigiani e
Repubblichini e Canelli è coinvolta in queste lotte. A due
riprese Luigi rischia la fucilazione nel corso di trattative per lo
scambio di prigionieri.
Terminata la guerra, si getta a capofitto nello sforzo di
ricostruzione. È convinto di essere abbastanza forte per
rilanciare la vecchia strategia del “vivandiere degli
emigranti”, ma allargando le attività
dell’azienda all’estero. Sulla scia
dell’esperienza e della visione del nonno, si concentra nella
produzione dello spumante, attività che nei seguenti
venticinque anni diventerà per lui un’ossessione.
Troppi sono i vincoli che ostacolano in patria
l’esportazione. La sopravvivenza dell’azienda
dipende ormai dalla capacità di trasferire gran parte della
produzione oltre frontiera e Luigi si impegna in una girandola di
iniziative per produrre spumante là dove crede ci siano
mercati di assorbimento. Nel 1947, a New York, ricostruisce la rete
commerciale per la diffusione dello spumante Bosca avvalendosi del
prestigio che il marchio conservava dal passato. Nel 1948 nasce a San
Paolo la Bosca do Brazil; nel 1949 è la volta di una joint
venture a Città del Messico a cui fanno seguito iniziative
in Europa e in India. Non tutte si rivelano un successo. Servono
tuttavia a dare alla Bosca l’immagine di leader dello
spumante.
La Svizzera è,
nell’immediato dopo guerra, il primo paese per numero di
emigranti italiani. Nel 1955, Luigi Bosca acquista a Manno, nei pressi
di Lugano, la Società Vini Bée.
Sfruttando i vantaggi di una tariffa doganale che calcolava i dazi sul
vino in base al peso lordo della bottiglia anziché su quello
netto del contenuto (per lo spumante la produzione in loco comportava
una riduzione di oneri doganali di più del 50%) riesce in
breve a conquistare una importante fetta di un mercato ricco, non
toccato dalla guerra e geograficamente non distante da Canelli.
Il merito è anche di un giovanissimo tecnico, Walter
Bocchino. Poco più che ventenne, questi diventa in pochi
anni direttore generale della società che
trasformerà in una delle più importanti aziende
vinicole della Confederazione.
San Marino è la più piccola repubblica del mondo.
Nullo come mercato, già negli anni cinquanta, attirava
migliaia di vacanzieri, soprattutto tedeschi, che si riversavano sulla
Riviera adriatica. Il Moscato di San Marino, localmente in vendita, era
prodotto dappertutto fuorché nella Repubblica. Luigi propone
al governo sammarinese di creare un’industria del moscato
propria, partendo dall’impiantamento di vigneti selezionati.
Nasce la Società Vinicola del Titano, a cui fu riconosciuto
il monopolio locale sulla produzione di spumante. Nel 1973 il governo
sammarinese, esercitando un’opzione, decise di
nazionalizzarla.
Le miniere del Belgio erano un altro punto focale
dell’emigrazione italiana nell’Europa del
dopoguerra. Nel 1956, a Mons, nel Borinage, dove anche l’aria
sa di carbone, sempre in virtù del principio che lo spumante
Bosca deve seguire gli emigranti, fu costituita la Bosca pour le
Bénélux. Per vent’anni, sino al 1974,
quando il Mercato Comune renderà la sua gestione
antieconomica, lo spumante Bosca viene prodotto in grandi
quantità a Mons.
È qui che si fa strada l’idea di sviluppare un
tipo di moscato leggermente spumante, adatto al gusto dei Belgi e degli
Olandesi: bevitori attratti dalla malìa del vino, ma
difficili ad abituarsi al suo sapore. Al momento l’idea non
ebbe seguito, ma rappresentò una delle utili esperienze di
produzione e di studio del mercato che in seguito sarebbero state
confermate con straordinario successo dall’invenzione del
Canei.
Un’altra esperienza a risultato posticipato fu, per la Bosca,
quella di Vienna, tradizionale trampolino dei commerci verso
l’Est europeo. Gli italiani in Austria erano,
nell’immediato dopo guerra, pochi e i rapporti commerciali
non facilitati dalle tensioni provocate tra i due paesi dalla questione
dell’Alto Adige. Tuttavia, la tentazione nella Bosca di
avventurarsi all’Est era fortissima. Nel 1957 venne aperta a
Erlaa, a pochi chilometri a sud di Vienna, la Bosca für
Österreich. Si trattava di poco più di uno
scantinato dotato di povere attrezzature manovrate da sei operai. Da
qui incominciarono a partire piccole spedizioni di spumante per i paesi
d’oltre cortina: Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia,
Ungheria e Russia. Si trattava di vendite numericamente insignificanti
ma che si riveleranno nel tempo di grande importanza. I risultati
economici della Bosca austriaca furono tuttavia così
deludenti da condurre alla chiusura della succursale dopo una decina di
anni. Essa però servì a far conoscere il marchio
Bosca nei paesi comunisti, dove qualsiasi prodotto occidentale esposto
nelle tetre vetrine dell’Est costituiva un fatto eccezionale
e immediatamente notato dal pubblico. La
“predellina” austriaca aiutò inoltre a
stabilire rapporti con le varie organizzazioni governative preposte
all’importazione di beni voluttuari e a conoscerne ingranaggi
e mentalità. Esperienza, questa, alla quale, negli anni
sessanta, a Canelli non si era data importanza ma che si sarebbe
rivelata preziosa quando l’Est comunista, sotto la spinta di
un tenore di vita in lenta crescita, incominciò ad aprire le
porte a beni di non prima necessità. La Bosca si
trovò allora, quasi per miracolo, in una posizione di
privilegio nei confronti di altre ditte occidentali ed in grado di
sviluppare in grande stile la vendita dei suoi prodotti. Si sarebbe
potuto sostenere, a posteriori, trattarsi di un caso da manuale di
preveggenza imprenditoriale. In verità, si trattò
di un colpo di fortuna con la quale, alle volte, la Provvidenza sembra
voler premiare la determinazione e il coraggio
dell’imprenditore.
Non pianificata e di tipo ben differente, fu la creazione di una
società vinicola —l’unica italiana del
genere— in India.
Ad interessare Luigi Bosca a questo lontano mercato, per di
più religiosamente astemio, fu Pino Cacciandra. Era un
generale di cavalleria, campione di equitazione, suo amico di lunga
data col quale Luigi condivideva la passione per i cavalli. Era il
presidente della Bisleri, produttrice del Ferro China, un tonico allora
diffusissimo perché considerato oltre che liquore, un
efficace ricostituente.
La Bisleri da tempo aveva interessi in India. Finita l’epoca
coloniale, non potendo più produrre liquori, aveva iniziato
ad imbottigliare acqua minerale e bibite gasate. D’altra
parte l’altipiano del Deccan produceva ottima uva da tavola
ma il mercato locale, dopo la partenza degli inglesi (che a Puna
avevano la loro maggiore base militare) non riusciva più ad
assorbirla.
Cacciandra, contattato dal governo locale per trovare uno sbocco a
questo eccesso di produzione viticola, pensava di risolvere il problema
producendo succo d’uva analcolico. Si consultò con
Luigi al quale non sembrò vero di lanciarsi in una impresa
che possedeva tutti gli elementi, economici e psicologici, per
interessarlo. Dall’incontro fra una visione industriale
pratica e la fantasia di un sogno romantico, nacque una serie di
prodotti vinicoli smerciati, in un primo tempo, solo nelle farmacie,
negli alberghi, negli ospedali e fra acquirenti stranieri. In seguito
il mercato si estese alla popolazione locale, nonostante i molti
ostacoli posti da tradizioni religiose e flemma burocratica. Oggi nel
Deccan, nella regione di Baramati rigogliosi vigneti creati dalla Bosca
con vitigni italiani —barbera, nebbiolo, riesling, moscato,
chardonnay, trebbiano e grignolino— forniscono di uve la
Baramati Grape Industries, per la produzione dei vini e del vermouth
Bosca.
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