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"Di Bosca in Bosca"
I Bosca e il vino di Canelli
Il Vivandiere degli emigranti
Dall’azienda nazionale
all’azienda internazionale
Da Industriale a
contadino
Usare il passato per inventare l’avvenire
Stati Uniti
Italia
Israele
Il resto del Mondo
L’Acquisizione della Cora
La risposta alle nuove sfide del mercato
Ricerca e innovazione
Prodromi di una assoluta novità
La Porta del Baltico
Il matrimonio del vino con i cereali
L'Asti cinque stelle
Noblesse oblige
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| DA INDUSTRIALE A CONTADINO |
Nel frattempo si stava
attuando in Italia la più grande e pacifica riforma agraria
della sua storia con la soppressione della mezzadria attraverso le
agevolazioni offerte ai contadini per l’acquisto di terre che
i proprietari non erano più in grado di coltivare
indirettamente. Si creò così in tutta la
Penisola, ma in particolare nel nord dove ricostruzione e
industrializzazione assorbivano a rapido ritmo la mano
d’opera contadina, un “mercato di
venditori” terrieri, superiore alle capacità di
acquisto dei vecchi mezzadri.
Normalmente, aziende dello spumante come la Bosca non coltivano uva
perché i margini di profitto sono troppo bassi e soprattutto
aleatori. La comprano dai contadini o acquistano il vino prodotto dalle
cantine sociali. Luigi Bosca percepisce, invece, nella congiuntura
creata dalla riforma agraria, un’occasione per diventare un
produttore di moscato di tipo nuovo. Acquista vigne nel circondario di
Canelli seguendo un preciso programma mirante a rivoluzionarne la
coltivazione e renderla economicamente interessante. È a lui
che si deve l’introduzione, in Piemonte, del sistema di
coltivazione detto a “rittochino”. È un
metodo che cambia, da orizzontale a verticale, la disposizione
tradizionale dei filari nei vigneti di collina. Questo permette al
coltivatore di utilizzare i nuovi mezzi meccanici, con una drastica
riduzione di costi e fatica, anche in terreni con forti pendenze che da
sempre danno i migliori risultati in termini di qualità. Si
trattava di un’innovazione tecnica semplice, quasi un uovo di
Colombo, ma turbava abitudini e mentalità contadine
millenarie. L’impatto sulla produzione vinicola è
stato uno dei fattori dello sviluppo attuale della viticoltura in
Piemonte il cui merito a tutt’oggi è ancora poco
riconosciuto alla Bosca. Ha inoltre contribuito a trattenere sulla
terra almeno una parte della mano d’opera contadina che
altrimenti sarebbe stata attirata nelle città dalla
industrializzazione.
I di Luigi Bosca, battezzati
poi “Tenute Luigi IV” in
occasione della nascita del primo nipote maschio che naturalmente
portava il suo nome, superavano al momento della sua morte i 300
ettari. In essi l’agricoltore tradizionale era stato
sostituito da operai trasportati vigneti giornalmente da Canelli sugli
appezzamenti viticoli. Questa nuova attività di Luigi,
così differente da quella commerciale e industriale nella
quale la sua famiglia si era distinta da generazioni, era forse dettata
dal presentimento della malattia che lo avrebbe colpito nel 1974. Essa
lo indusse a cedere la direzione dell’azienda al primo figlio
Luigiterzo (1944), e a ritirarsi a vivere in mezzo ai suoi vigneti col
titolo di Presidente onorario della Luigi Bosca & Figli. Da
allora questo innovatore di non facile carattere e di risolute
decisioni, non intervenne più nella conduzione della azienda
familiare. Il compito di trasformarla in quello che il New York Times
avrebbe definito come “la principale esportatrice di spumante
in America” sarebbe toccato al terzo Luigi della dinastia.
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