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Bosca spumante


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L'ASTI CINQUE STELLE

Ogni nuova dottrina scientifica, sosteneva William James, attraversa tre fasi. Nella prima subisce gli attacchi dei benpensanti che la definiscono assurda. Nella seconda è riconosciuta vera ma banale. Nella terza trova tutti d'accordo sulla sua importanza e ciascuno convinto di averla presagita e promossa.
E' una massima che gli studi sull'Asti in Bosca hanno confermato sin dai primi anni '80, ai tempi della stretta collaborazione dell'azienda con l'Istituto sperimentale per l'enologia di Asti allora diretto da Luciano Usseglio Tomasset.
Tra le molteplici ricerche dell'Istituto, quella sulla qualità dell'Asti aveva dato risultati di grande interesse scientifico che nessuno aveva tuttavia pensato di utilizzare per migliorare la produzione industriale. Nello sforzo di innovazione della Bosca, ci si accorse che, applicando con fantasia i risultati di vecchie ricerche alla produzione industriale dell'Asti, si poteva ottenere il primo spumante al mondo prodotto unicamente dall'uva. L'entusiasmo per questa scoperta fece superare le non poche obiezioni sull'opportunità di investire tempo e risorse in questa direzione. Inoltre apparve chiaro che una simile innovazione poteva contribuire a risolvere le periodiche e annose difficoltà di un settore importante dell'economia della regione. Così è nato l'Asti "cinque stelle". E' l'unico spumante senza l'aggiunta di zucchero perché lo zucchero necessario per la presa di spuma viene interamente tratto dall'uva. Ma per arrivare a questo sorprendente risultato fu necessario partire dalla vigna cioè dal moscato delle Tenute Luigi IV che rese il compito meno difficile. Ci vollero comunque tempo e pazienza giacchè l'agricoltura, a differenza dell'industria, impone i ritmi immutabili della natura. Aumentare il contenuto zuccherino dell'uva comportava naturalmente un aumento dei costi di produzione; ma il miglioramento sostanziale del quadro aromatico apriva all'industria potenzialità insospettate. Le "cinque stelle" stanno appunto ad indicare il nuovo, meraviglioso equilibrio raggiunto per questa via dagli aromi delicati del moscato.
Ci si accorse tuttavia che un prodotto così raffinato richiedeva particolari cure per la sua conservazione. Sarebbe stato controproducente produrre con competenza ed entusiasmo un prodotto così delicato senza provvedere a conservarlo opportunamente onde preservare nel tempo le sue caratteristiche, specie quando il fattore determinante è la temperatura di conservazione. Poiché esistono prodotti meno pregiati che dalla produzione al consumo non abbandonano mai la catena del freddo, era logico adottare lo stesso procedimento di conservazione anche per il nuovo Asti. A parte i costi, non proibitivi, il processo di conservazione non è più un problema grazie alle attrezzature esistenti nei mezzi di trasporto e nei punti di vendita.
Le speranze che questo nuovo modo di produrre l'Asti contribuiscano a risollevarne le sorti sono confortate dall'accoglienza entusiastica dei consumatori anche se ogni novità ha bisogno di tempo per imporsi.

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