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Vernissage di Stefano
Icardi
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| CITTÁ
DI CANELLI
Assessorato alla cultura |
GRUPPO TEATRO NOVE |
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REGIONE PIEMONTE PROVINCIA DI ASTI |
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"Raramente le
mostre di pittura organizzate da enti pubblici o da centri culturali
riescono a fare operazioni che siano veramente di conoscenza dei beni
artistici esistenti sul territorio e di promozione del territorio
stesso.
Canelli, per la seconda volta consecutiva, centra in pieno questo
duplice obiettivo: lo scorso anno con la riuscitissima mostra di
Giovanni Olindo, quest'anno con le mostre dei pittori Stefano Icardi e
Vitaliano Graziola, che hanno trasferito sulle loro tele magia delle
colline canellesi e tutto l'amore avuto per la loro terra, che
è anche la mia."
Roberto
Marmo
Presidente della Provincia di Asti
"Ad un Sindaco tra
le rare cose liete che possono capitare (oltre ad un buon progetto, la
soluzione di un problema, una buona e lungimirante programmazione) vi
può essere anche la riscoperta di un geniale concittadino.
Abbiamo voluto rendere omaggio ad alcuni nostri concittadini che,
giungendovi per percorsi diversi e attraverso diverse espressioni,
abbiano dedicato la loro vita all'arte. Tra i nomi più noti
e celebrati era doveroso riservare attenzione a Stefano Icardi cantore,
un pò bohémien, della nostra terra, dei suoi
colori e della nostra vita. Uomo ed artista che se non ebbe i natali a
Canelli, seppe comunque assimilare ed esprimere, nel nostro tempo,
caratteri del nostro essere.
È bello poter constatare che una città, che pare
aver sempre voluto dedicare tutta se stessa al lavoro, alla crescita
economica, alla conquista dei mercati mondiali, abbia consentito a
questo artista di saperci trasmettere quei luoghi, quei momenti, quei
colori delle nostre colline che ancora oggi esistono. Forse non sempre
da noi stessi apprezzati.
Uomini come Icardi possono aiutarci a riscoprire la bellezza ed i
valori fatti di musiche e colori."
Oscar Bielli
Sindaco di Canelli
"Chi, a Canelli,
non conosce Ginetta e Paolo Icardi?
Passare per la più suggestiva piazza della nostra
città significa spesso incontrarli, scambiare con loro un
saluto e quattro parole.
Eppure molti di noi non sapevano che la loro famiglia vantasse un
personaggio importante: lo abbiamo scoperto ora con sorpresa e piacere.
Stefano Icardi appartiene alla schiera di coloro che hanno celebrato la
loro terra con amore e notevoli doti artistiche: per noi Canellesi
ammirare i suoi quadri sarà motivo di orgoglio e di
occasione per condividere, ancora una volta, un momento di godimento
estetico."
Louis Giorno
Assessore alla Cultura Città di Canelli
di GIAN GIORGIO MASSARA
Si opera per decenni nella
propria terra - d'origine o di adozione - per accorgersi all'improvviso
che esiste un pittore che s'è dedicato all'arte per tutta la
vita e che è rimasto a noi sconosciuto.
È stata quindi una lieta sorpresa lo scoprire una grande
quantità di dipinti di Stefano Icardi, figura poliedrica se
si considera che, contemporaneamente alla pittura, s'è
dedicato a esecuzioni musicali, a impartire lezioni ai giovani; ne sono
testimonianza i vecchi manifesti del teatro “Faa”
dal 1894 al 1906, le memorie recentemente annotate da Eligio Bielli.
Scorrendo i numerosi disegni - specie a carboncino - la domanda che
sorge spontanea riguarda la primissima formazione; ci si chiede infatti
se un ragazzo privo di insegnamenti possa aver realizzato due versioni
della chiaroscurata maschera di Dante, fregi o teste di animali,
sintetici nudi o vivaci soldatacci che paiono tratti dal mondo
manzoniano.
Sono disegni belli - sempre - i fogli di Icardi, sia che traggano
ispirazione dal tema dell'Albero più volte ripetuto e
indagato, sia che celebrino il lavoro nei campi (in sintonia con la
produzione di pittori cuneesi quali Guido di Montezemolo) oppure che
più semplicemente raffigurino serti di foglie e mele simili
a quei tralci scolpiti, in età barocca, da artigiani
schiettamente piemontesi (1).
Il segno - che emerge da una granulosa carta, color pagliarino -
è sicuro, spontaneo, per quindi farsi denso e marcatamente
chiaroscurato nei tronchi, nei particolari architettonici di un
casolare, nei rami che, sul bordo d'una pozza d'acqua, attendono il
giungere della primavera per rinverdire.
Tutto un gruppo di opere riguarda il mondo contadino faticosamente
vissuto, anche da figure femminili: sintetici e saldi i gesti di un
giovane che si disseta a una botticella, della donna che lava in un
mastello; scanzonato l'atteggiamento di un ragazzo con la pipa in bocca
che cammina con la baldanza che contraddistingue alcune delle figure di
Pellizza da Volpedo.
Superba poi l'immagine di una donna al balcone i cui effetti di
chiaroscuro ben evocano l'ambiente primo Novecento, dall'Astigiano al
mondo dell'Accademia di Brera.
I paesaggi, specie quelli di piccolo formato, sono condotti con tecnica
accorta, con espedienti usati dai pittori dell'Accademia Albertina
(conosciuti forse attraverso riproduzioni o incontri) e vibrano per il
sentimento che li anima; le acque azzurrate di un torrentello che
scorre tra i filari di pioppi - sullo sfondo colline violacee dominate
dal variare delle nuvole che si sfilacciano, il cielo - le rive del
Belbo nelle cui acque si riflette l'ultimo bagliore del cielo, i
verdeggianti boschetti appena animati da tocchi di rosso e di giallo, i
campi di grano solari nell'ora del mezzodì oltre i quali
sfumano le colline, sono temi che consentono a Stefano Icardi di
esprimere il proprio stato d'animo e le emozioni scaturite dal consueto
contatto con la natura.
Altra volta è la poesia di un freddo mattino d'inverno a
suggerire al pittore opere come Uscita dalla messa, le cui figurine
scure s'avviano freddolose secondo un copione caro a molti pittori
piemontesi, da Matteo Olivero a Cesare Maggi.
A sé stanno alcune vedute marine (da Caprazoppa a Varigotti)
con spiagge popolate da bagnanti, barche sulla spiaggia, colorati
ombrelloni, vele riflesse nell'azzurro del mare; è l'ultima
stagione del nostro pittore che pare qui trovare la gioia del colore
puro, come mai prima d'ora.
Non
numerosissimi ma spesso intensi i ritratti eseguiti da Stefano Icardi
che nell'Autoritratto - pienamente rispondente alle immagini
fotografiche pervenute sino a noi - esprime la ricerca intensa fra luci
e ombre e il desiderio di conferire la maggior personalità
possibile al volto che si isola nel contesto dell'opera.
In alcuni casi il disegno preparatorio risulta ancor più
incisivo dell'opera definitiva: si tratta di immagini espressivamente
vivaci, dall'atteggiamento sognante (è il caso della bimba
Tullia, opera giocata sul rapporto lieve fra i rosa e gli azzurri,
vibranti per la profonda indagine psicologica (ritratto di religioso),
attente al gusto déco o liberty nella pettinatura e nelle
vesti, marcatamente realistiche (L'aviere) sino al disegno per Testa di
signora nel quale il biancore del foglio si fa epidermide e luce.
A sè sta tutta una serie di composizioni floreali con mazzi
di rose, ortensie, fiordalisi e papaveri, posti in lucenti brocche, su
tovaglie marezzate o appena tolte dal cassetto: vivaci immagini
condotte con attenzione cromatica e buon disegno, tali da suggerire
un'atmosfera di serenità fatta di piccole cose.
Stefano Icardi è stato pittore serio, professionista a modo
suo, che ha vissuto operando nel campo dell'arte; la sua produzione
assume particolare rilievo in un momento in cui in troppi si dedicano
all'arte del dipingere senza avvertire un minimo senso di
umiltà.
Per se stesso e per gli altri, responsabilmente, egli annotava;
“Seguire i piani a tratti decisi. Evitare i piani troppo
rettilinei e omogenei sia nel disegno quanto nel colore. Stare attento
alla prospettiva lineare ed abbracciare con un sol sguardo il campo del
quadro per meglio confrontare i rapporti e perché si
percepiscono... Socchiudere gli occhi per diminuire i toni (sic). Forza
del disegno sempre, possibilmente a tratti decisi”. Anche
noi, socchiudendo gli occhi, abbiamo l'impressione di riascoltare la
voce di un pittore bohémien - mandolino sotto il braccio -
che “gira a piedi le nostre colline cercando i punti migliori
per i suoi dipinti”, che si guarda intorno e che con
commozione immortala quei siti, da Canelli e oltre, che ancor oggi
cadono sotto il nostro sguardo.
Luoghi che esistono da sempre e che attendono solamente di imbattersi
in un pittore che li sappia evocare e in qualche misura renderli eterni.
1) Cfr. Guido di
Montezemolo ( a cura M. L. Reviglio della Veneria, T. Giunta Ricasoli),
mostra di Lugano, 2001, Villa Saroli