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Bosca spumante


L'Azienda

Luigiterzo Bosca: La Bosca del Nuovo Millennio
Prof. Maurizio Viroli: discorso in occasione del VERDI Day

Luigiterzo Bosca

La Bosca del nuovo millennio

Se la ragione di esistere di un'azienda sta nella sua capacità di sopravvivenza questa azienda di ragioni di esistere, nei lunghi anni della sua storia, ne ha avute a iosa. Nata nel 1831 quando su queste terre regnava ancora il Re di Sardegna conta quest'anno quasi 170 anni di vita ed è a buon diritto la decana di questo settore. Non è questo un merito particolare, che semmai sarebbe delle generazioni che ci hanno preceduto, ma costituisce certamente un potente stimolo a proiettarci nel futuro ed a trovare nuove ragioni di esistere accettando le sfide dell'economia globale che quasi d'un colpo ha rivoluzionato e continua a rivoluzionare la vita di tutti. Cambiano ad un tratto abitudini consolidate e a tutti si aprono improvvisamente nuovi orizzonti: questo vale per ognuno di noi ed a maggior ragione per le impresse. Aziende che nel passato, neppure troppo lontano, hanno rappresentato settori di punta dell'economia e la vera forza trainante di intere regioni, come lo sono state per la nostra zona le aziende vinicole, sono scivolate pina piano nell'anonimato travolte da un mondo ammaliato dalle scoperte scientifiche e dalle sue affascinanti applicazioni industriali.

In questo nuovo scenario alle aziende (che non hanno dimensioni planetarie o che d'altra parte non sono abbastanza piccole da potersi permettere di operare da leader in un territorio o in campi ben delimitati) si presenta il problema di adeguarsi altrettanto rapidamente ai mutamenti in corso. Una chiara e ben definita ragione di esistere -quella che oggi usa chiamarsi mission- sta alla base di ogni business di successo ma se fino a ieri questa poteva facilmente essere trovata nell'amministrazione oculata e nel rispetto di regole consolidate, oggi questo non basta più. È necessario per tutti un grande sforzo di adattamento e una costante capacità di rinnovarsi. Noi crediamo di averle trovate in quello che da sempre è il Leitmotiv di questa azienda "usare il passato per costruire l'avvenire" nel senso di trarre dalla storia della nostra terra e naturalmente dalle peculiari esperienze dell'azienda lo stimolo per affrontare l'oggi e proiettarsi nel domani sulla base della considerazione elementare che "ciò che funziona è già obsoleto".
Ci soccorre a questo punto la tradizione: non vi è dubbio che la nostra terra ha una grande tradizione di innovazione, c'è negli uomini di qui, a tutti i livelli di responsabilità, la capacità di andare al di là del contingente, di accettare i rischi pagando di persona, la spinta ad intraprendere senza mendicare aiuti, insomma il gusto di vivere con dignità e di essere gli artefici del proprio destino.

In questa visione, la capacità di innovare è la vera tradizione cui dobbiamo fare riferimento. Gli esempi sono assai numerosi e limitandoci all'industria basta pensare che il Piemonte è stata la culla di industrie importanti dall'automobile alla moda, dal cinema al vino.
Nel campo del vino, applicare questo concetto richiede qualche sforzo intellettuale ed un po' di fantasia. Il vino, in questa terra, ha alle spalle una storia gloriosa, rappresentata da prodotti unici ed eccezionali, che non può non fare sentire il suo peso nelle decisioni aziendali. Ma la vera tradizione, come la vediamo noi, non sono tanto i prodotti che i nostri padri hanno inventato, ma piuttosto la loro capacità di inventare questi prodotti. Nessuno dubita che il vermouth e l'Asti siano i più famosi prodotti dell'industria enologica del Piemonte. Il vermouth è certamente quello tra i tanti prodotti enologici di questa terra che più successo ha avuto nel mondo e che ha permesso la creazione di industrie che per decenni sono state di assoluta preminenza nell'economia non solo italiana. L'Asti è lo spumante le cui caratteristiche di eccellenza vengono riconosciute in tutto il mondo. Da qui è nata l'idea del VERDI: il prodotto è certamente innovativo e per molti versi rivoluzionario, lo spirito che lo ha reso possibile è invece lo spirito che ci è stato tramandato dai nostri padri e dai nostri nonni. L'aggiunta al vino di altri ingredienti sapientemente selezionati ha permesso a loro di creare un prodotto industriale, il vermouth, sui quali si sono potute costruire non solo le fortune di tante aziende ma anche quella di tutta la regione.

Applicando un concetto analogo e partendo dalla ovovia considerazione che l'unica cosa che abbiamo saputo fare con un certo successo è lo spumante abbiamo pensato di applicare lo stesso concetto allo spumante. Vi abbiamo aggiunto cereali ed aromi in modo da creare uno spumante in linea con i tempi. Il risultato è il VERDI. VERDI sta per versatile, enchanting, revolutionary, daring innovation: un acronimo che ben sintetizza lo spirito con cui è stato creato. Una innovazione versatile, accattivante, certamente rivoluzionaria e coraggiosa che ne fa un prodotto che ha tutte le caratteristiche per diventare un nuovo filone di successo della enologia piemontese. Il suo gusto è stato studiato per il grande potenziale pubblico di non iniziati, alla grande massa di soft drinks dipendenti in tutto il mondo ai quali non è pensabile di fare arrivare il vino senza prima aver loro offerto un passaggio intermedio che possa pian piano guidarli verso le raffinatezze di un prodotto meraviglioso al quale tuttavia non è semplice abituarsi. La novità nel prodotto sta anche nella presentazione il cui tappo originale -un brevetto nato e sviluppato tutto in Bossa- che scappa e fa il botto come quello tradizionale e che al tempo stesso supera la gabbietta diventata mi sembra un po' anacronistica, quasi segno di un immobilismo compiaciuto, è il segno più immediatamente visibile della proiezione nel futuro.

Nei mercati in cui è già distribuito questo prodotto così semplice ma così innovativo ha avuto dappertutto un'accoglienza entusiastica. Siamo agli inizi ed il lavoro da fare è ancora molto e certo non facile. Il nostro impegno è totale ed ogni risorsa disponibile vi è e vi sarà profusa. L'ambizione non è soltanto quella di riportare questa azienda a giocare un ruolo primario nei diversi mercati del mondo, ma anche, lasciatemelo dire, quella di dare un contributo di idee e di iniziativa alla nostra terra in modo che possa ritornare ad essere il centro di attrazione per l'industria enologica.

Quello che sta accadendo in questi anni nel campo dell'Asti, che è la vita della nostra economia, è purtroppo sotto gli occhi di tutti. Le giuste recriminazioni dei nostri agricoltori non possono trovare una soluzione in operazioni improvvisate che sembrano più dettate dalla disperazione che da una saggia politica imprenditoriale. Di questo passo non vi è speranza che la situazione possa migliorare senza che intervengano drammatiche correzioni di rotta. Noi la soluzione la vediamo nella costruzione di aziende forti e indipendenti, radicate sul territorio, capaci di assumere decisioni autonome con passione e responsabilità senza dover dipendere da consigli di amministrazione anonimi e lontani, non solo fisicamente, che abbiano la forza organizzativa e finanziaria per affrontare le sfide del mercato globale. Questa forza può derivare unicamente da prodotti che il mercato richiede, ottenibili in quantità illimitate e con connotazioni tali che ne permettano un adeguato sfruttamento commerciale. Questi prodotti -nel nostro caso il VERDI, ma ci auguriamo che altri seguano il nostro esempio magari con iniziative ancora più originali della nostra- potranno fare da traino ai prodotti più tradizionali della nostra zona. Costruire reti commerciali sul Vermouth e sull'Asti oggi appare impossibile anche perché alle note difficoltà legate allo sfruttamento di prodotti per tanti versi maturi, si sommano, nel caso dell'Asti, i problemi derivanti da una storia recente costellata di incidenti che certo non facilitano l'azione di chi vuole seriamente occuparsene. Solo aziende forti che siano in grado di disporre di organizzazioni agguerrite e di mezzi finanziari adeguati e che nel contempo sentano l'attaccamento alla propria terra potranno ribaltare la situazione.

La globalizzazione ha portato alla formazione di pochi grandi gruppi mondiali e la conseguenza, anche per noi, è stata una sorta di colonizzazione economica in cui il bastone del comando è passato ai colonizzatori lasciando alle nostre aziende, diventate d'un colpo piccolissime solo l'illusione d'indipendenza formale, quando ancora sussiste, che camuffa in realtà uno stato di asservimento economico e finanziario con tutte le conseguenza che ne derivano. Se dal punto di vista economico generale questa è certamente la strada da seguire, per l'economia della nostra zona, dove per diverse ragioni, nessuno è stato in grado di sviluppare aziende di peso mondiale, questo ha significato scivolare nell'anonimato o al massimo ridursi a modestissimi comprimari.
Non c'è da illudersi la somma di decine o centinaia di piccole realtà non fa la forza ma semmai la debolezza del settore. Queste saranno certamente favorite solo se vi saranno una o più aziende capaci di dominare i mercati ed in grado di esercitare quell'effetto trainante che può ridare vita ad un'economia decaduta. È evidente che non è neppure pensabile di affrontare la sfida della nuova economia accettando le regole dettate dai gruppi dominanti: le armi a disposizione sono talmente inadeguate che non permettono alcuna possibilità di successo.
Noi però possiamo contare su un arma formidabile, l'unica di cui non vi è segno di presenza negli organigrammi elefantiaci delle organizzazioni globali: la fantasia. Qui la tradizione di fantasia non manca. Per quanto ci riguarda, la Bosca da alcuni anni ha dedicato ogni sforzo in questa direzione privilegiando la ricerca ed accontentandosi di sopravvivere sui mercati per dedicare ogni risorsa alla innovazione. Il prodotto innovativo permette di creare nuove grandi nicchie di mercato, svincolando l'impresa dalla presenza soffocante dei leader consolidati e permettendole di crearsi uno spazio d'azione in cui operare se non proprio in assoluta libertà almeno con molte chanches di successo. Su queste basi sono nate migliaia di nuova aziende di successo e, tanto per citarne alcune, la Benetton, la Microsoft, la Swatch.

Devo dire che questa strategia oggi non è certo originale se moltissime aziende della new economy hanno valutazioni di borsa di migliaia di miliardi per il semplice fatto che sono capaci di vera innovazione anche se i loro fatturati sono irrisori ed i loro bilanci presentano cifre rosse con tanti zeri. È un segno di fiducia nella capacità di creare ed una scommessa sul futuro. Applicando questa logica nel settore in cui operiamo, siamo arrivati al VERDI. Il VERDI è dunque una scommessa sul futuro, il tentativo di usare una tradizione gloriosa per riconquistare un primato da tempo sfuggitoci di mano. Stiamo lavorando con umiltà e determinazione senza naturalmente sapere se la Fortuna ha intenzione di stare dalla nostra parte ma certi di fare tutto quello di cui siamo capaci per aiutarla ad aiutarci.

Crediamo però di poter dire sin d'ora che il successo di questa nuova impresa, accertato ormai che il prodotto piace ad una vastissima audience di consumatori, sta nella capacità di lavorare gomito a gomito con i nostri partners che nel mondo hanno deciso e decideranno di correre con noi il rischio di questa nuova avventura. Anche se il mercato è dominato da pochi grandi gruppi di importanza mondiale, uomini che sappiano avere visioni, che si tormentino per trovare soluzioni, che non abbiano bisogno del conforto di esperti per avere il coraggio di tentare possono oggi trovare lo spazio per creare e sviluppare le proprie imprese e diventare padroni dei loro destini. A questi uomini noi guardiamo -sono gli uomini la vera forza delle imprese- con l'ambizione di stimolare la loro imprenditorialità per creare insieme un successo che faccia la fortuna delle nostre aziende e contribuisca a sostenere il progresso della nostra terra.


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