Cosa accadrebbe se Pietro Bosca venisse catapultato tra le corsie di un moderno ipermercato? Un viaggio dirompente tra shock temporali e carrelli della spesa, per scoprire che la qualità, alla fine, parla più forte del caos
Che la storia di Bosca sia lunga, ormai lo sapete bene. Abbiamo brindato alle grandi imprese di Pietro, Luigi, Carlo, Luigi II e Luigiterzo, raccontando il loro coraggio e la loro visione. Ma se conosciamo bene il loro passato, ci siamo chiesti: cosa succederebbe se li proiettassimo ai giorni nostri?
Per loro sarebbe uno shock. Per noi, è l’occasione perfetta per confrontare il peso della storia con l’assurdità (spesso comica) del quotidiano.
Oggi inauguriamo “Manuale di Sopravvivenza per Patriarchi” e non potevamo che iniziare dal principio. Pietro Bosca: il capostipite, la prima delle sei generazioni, l’uomo che nel lontano 1831 posò la prima pietra di tutto ciò che siamo oggi. Immaginate proprio lui, abituato ai ritmi dell’Ottocento, atterrare nel luogo più alieno che potesse concepire: le corsie 4-5-6 di un ipermercato, di sabato mattina.
Il Girone dell’Abbondanza
Per Pietro, abituato alla penombra fresca della cantina, il luogo era un delirio di luci al neon e di rumori bianchi. Un tunnel di merci talmente vaste da smentire ogni legge del commercio. Come poteva esserci tutto questo in un unico luogo? E perché c’erano otto tipi di sale?
Mentre i carrelli sfrecciavano come slitte impazzite, Pietro era paralizzato. I suoi occhi, avvezzi a valutare la terra, si posarono su un uomo. Un uomo che, per la forma del cranio volitivo e l’abito (fin troppo) curato, gli ricordava il Geometra Balbo, un suo storico e pignolissimo acquirente. Quest’uomo moderno, che chiameremo l’“Eroe della Spesa”, non era intento a calcolare l’interesse di una cambiale, ma l’indice glicemico di un biscotto. E lo faceva con la stessa angoscia.
La Paralisi da Scelta
“Non l’ho mai visto così turbato, nemmeno quando gli rubarono il carro”, borbottò Pietro.
L’Eroe della Spesa si stava avvicinando al reparto cruciale, il vero campo di battaglia: la grande parete dei vini. Pietro, con l’occhio critico di chi il commercio lo ha fondato, lo seguiva, curioso di vedere come un uomo così meticoloso avrebbe gestito l’assurda quantità di tentazioni.
Mentre l’uomo si bloccava di fronte alla parete refrigerata, colto dalla paralisi, Pietro ebbe il suo shock più grande. Lì, in mezzo a etichette urlanti e nomi sconosciuti, c’era il suo. Le bottiglie portavano il cognome, il simbolo della famiglia. Erano lì, a portata di mano, in un espositore illuminato, pronte per essere afferrate e portate a casa. Senza dogane, senza trasporti faticosi, senza contratti millenari.
“Ma questo è… il nostro spumante”, sussurrò Pietro.
La sua attenzione si focalizzò su due etichette che spiccavano fiere: l’austero Alta Langa DOCG e il maestoso Gran Cattedrale. Pietro era perplesso. Come poteva un prodotto nato dal duro lavoro e dalle notti insonni, da un metodo che esige tempo, quiete e dedizione, trovarsi esposto così, con la stessa facilità di una bottiglia di limonata?
Il Pioniere si avvicinò all’uomo, che ora teneva in mano proprio una bottiglia di Gran Cattedrale, soppesandola come fosse un antico manoscritto.
“Perché sei incerto, signore?” chiese Pietro con la sua cadenza antica.
L’Eroe sobbalzò, ma poi si ricompose e, senza guardare Pietro, rispose al vuoto:
“È che ce ne sono troppe, io cerco una storia, qualcosa di vero.”
Pietro sorrise, un sorriso che univa due secoli. L’assurdità del quotidiano non aveva spento la ricerca della qualità. La frenesia dell’ipermercato non aveva dissolto la densità temporale che lui e i suoi successori avevano messo in bottiglia. Anzi, aveva reso quella qualità un patrimonio condiviso, un diritto di chiunque sappia apprezzare, anche se paralizzato di fronte agli scaffali.
Il suo spumante era lì, non per essere un lusso intoccabile, ma per essere un punto fermo, un’ancora di storia in un mare di infinite alternative.
L’Eroe della Spesa, finalmente deciso, mise il Gran Cattedrale nel carrello. Pietro lo osservò allontanarsi verso le casse e capì. Non serviva urlare per farsi sentire nel caos del sabato mattina. Bastava avere qualcosa da dire.