Degustare lo spumante: 4 trucchi da professionisti

Lo spumante è in tavola, è tempo di brindare!
Quando nei dintorni c’è una bottiglia di spumante pronta per essere stappata, l’atmosfera diventa subito festosa e qualsiasi occasione diventa un buon pretesto per far tintinnare i calici.Gli amanti della bollicina lo sanno: l’apertura di uno spumante è un vero e proprio rito ed è grazie alla cura dei dettagli che il semplice “bere” diventa un “degustare”. Degustare e servire adeguatamente uno spumante non è complicato, bastano pochi e semplici passaggi. Conosci qualche trucco da professionista? Eccone quattro

1. Occhio alla temperatura

La temperatura di servizio della bollicina deve essere perfetta, sempre tra i 6 e gli 8 gradi centigradi al massimo. Questo perché:

  • Una temperatura troppo bassa potrebbe intorpidire lo spumante e, comunque, “ucciderebbe” tutti i suoi sentori: al naso sparirebbe il lievito e tutte le sensazioni olfattive che rendono unico questo nettare;
  • Una temperatura troppo alta rende eccessiva l’effervescenza e rende il prodotto sgradevole. Come capire se lo spumante è troppo caldo? Dal modo in cui si comporta il tappo durante l’apertura: se salta con facilità estrema è possibile che la causa sia la temperatura elevata.

Trucco dell’ultimo minuto: vuoi servire uno spumante ma pensi che la bottiglia non sia sufficientemente fredda? Mentre riempi un secchiello di ghiaccio e acqua, prendi tempo e lascia la bottiglia avvolta in uno straccio umido nel congelatore per dieci minuti. Attenzione: gli sbalzi di temperatura così estremi non sono il massimo per i vini pregiati, cerca di usare questo trucco “una tantum”.

2. Quale bicchiere?

La coppa da spumante è sempre il bicchiere esteticamente più bello. Ma è anche quello più corretto?

In realtà, la coppa e il tradizionale flûte a volte penalizzano il ventaglio di sentori tipico degli spumanti e il loro perlage, disperdendo o concentrando troppo (a seconda del tipo di bicchiere) le bollicine e gli aromi.

Meglio, quindi, il calice a tulipano: valorizza la bollicina e convoglia i sentori verso il naso.

Ps. La coppa per lo spumante, va detto, è proprio bella: quindi è concessa per i vitigni aromatici e per qualche spumante particolare. La famiglia Bosca ha un’intera collezione di calici da spumante, lo sapevi? Il più antico risale al 1700.

3. Come si versa

Il momento del servizio è il più importante: vietato sbagliare!

Tolto il rivestimento in stagnola e la gabbietta protettiva, una mano impugna la bottiglia e l’altra tiene ben saldamente il tappo. In questo momento è la bottiglia che va fatta roteare delicatamente, non il tappo. Lo spumante, poi, va versato in due tempi per dare modo alla schiuma di dissolversi. Inclinando leggermente il bicchiere durante il servizio, comunque, la formazione della schiuma sarà limitata. Una schiuma perfetta deve occupare due volte il volume dello spumante appena versato, per poi svanire nei successivi secondi, lasciando uno sfrigolante  anello di bollicine sulla superficie del vino, contro la parete del bicchiere.

Attenzione: mai impugnare la bottiglia per il collo, non è elegante.

4. E se avanza?

Difficilmente un ottimo spumante resterà a lungo nella bottiglia, è molto più probabile che finisca in un battibaleno! In ogni caso, lo spumante si conserva abbastanza bene in frigorifero ma solo se tappato adeguatamente per non perdere tutta la sua anima sparkling.

Attenzione: infilare nell’imboccatura della bottiglia un cucchiaino di metallo, seppure d’argento, non servirà a molto. Si tratta, infatti, di una leggenda metropolitana, un rimedio della nonna affascinante ma non scientificamente provato. L’unico modo efficace è usare un tappo ermetico: alcuni prodotti Bosca, ad esempio, hanno il tappo brevettato Multistap.

In sintesi

Degustare (e non Bere) una bollicina in compagnia con eleganza non è affatto complicato! La tecnica ora l’hai appresa, se invece non sai ancora “che spumanti pigliare”, prova questi.

Rossano Boffa

Mastro spumantiere Enotecnico classe 1971, si è formato alla scuola Enologica di Alba, glorioso istituto fondato nel 1881. Nato nelle terre d'Asti, centro di Moscato e Barbera, è cresciuto professionalmente a Canelli, dove ha imparato l'arte spumantiera. Bosca è la sua casa dal 2002: qui ha trovato un ambiente privo di preconcetti dove l'enologia può essere applicata nel più classico dei modi oppure può essere sviluppata con innovazione. Le sue passioni? Suonare la batteria, il cinema d'autore, il Rock anni Settanta e la degustazione di sigari con vini speciali. E il trail running, che consiste nel correre su e giù tra i bellissimi vigneti di Langhe e Monferrato.

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