La rivincita del Moscato: non è un vitigno cheap! Ecco perché

Alla parola Moscato alzi la mano chi non pensa subito al Natale.
Questo perché per anni lo spumante a base di uve Moscato è stato relegato al ruolo, seppur prestigioso, di prodotto natalizio da abbinare al tipico panettone.

Un’usanza che ha contribuito a diffondere in Italia e all’estero la fama di questo vitigno, ma che al tempo stesso ha abbassato ingiustamente la reputazione del Moscato, considerato ancora oggi da molti un vino e un vitigno cheap.

Niente di più falso!

Piacere, Moscato!

Facciamo conoscenza con questo vitigno e poi vediamo insieme perché dà origine a vini pregiati e unici.

  1. Il Moscato bianco (Muscat Blanc à Petits Grains) è un vitigno a bacca bianca importato in Italia attorno al II secolo a.C. probabilmente dal Medio-Oriente, poi introdotto nell’Italia settentrionale dai romani prima e dai veneziani poi, nel Medioevo, durante i loro traffici commerciali;
  2. Il suo nome deriva dal termine latino per “muschio” e dipende dalla forte aromaticità di questo vitigno;
  3. Non va confuso con il Moscato Fiori d’arancio né con il Moscato giallo né, soprattutto, con il Moscato di Alessandria, più noto come Zibibbo;
  4. È sensibile alla peronospora, ma resiste abbastanza bene al freddo;
  5. Esiste una DOCG del vino Moscato d’Asti risalente al 1993 e il cui disciplinare richiede l’uso del 100% di uva Moscato bianco. Dal 2011 è stata riconosciuta, all’interno di questa DOCG, la sottozona “Canelli” giudicata all’unanimità come particolarmente vocata per il Moscato. Anche per definire l’uva stessa la dicitura Moscato di Canelli viene usata nel gergo comune talvolta come sinonimo di Moscato Bianco;
  6. Ha sentori fruttati (pesche, albicocche, agrumi) erbacei (salvia) floreali (rose, acacia).

Perché rivalutarlo

Relegare il Moscato e la sua dolcezza alle feste comandate come Natale e Pasqua dà alla tradizione un non-so-che di rassicurante, ma è senz’altro limitativo nei confronti delle potenzialità di questo meraviglioso nettare.

Impariamo a portarlo in tavola spesso, nei giorni di festa, perché:

  • È una vera risorsa enologica italiana
  • Ha fatto la storia del nostro Paese
  • È un vero vino “artigiano” con un terroir unico per consuetudini e pratiche, vigne e vignaioli
  • Offre un approccio organolettico semplice e non snob e questo lo rende perfetto anche per le occasioni meno formali, come una merenda sinoira con frutta e dolci
  • Non è mai monotono

Ti ho convinto? Puoi portare da subito sulla tua tavola un’ottima bottiglia di Moscato: qui trovi il Moscato D’Asti DOCG Bosca, perfetto in abbinamento con i salumi per l’antipasto (accompagnati da burro e uvetta secca), con i piatti etnici sul pasto e i dolci tradizionali.

Rossano Boffa

Mastro spumantiere Enotecnico classe 1971, si è formato alla scuola Enologica di Alba, glorioso istituto fondato nel 1881. Nato nelle terre d'Asti, centro di Moscato e Barbera, è cresciuto professionalmente a Canelli, dove ha imparato l'arte spumantiera. Bosca è la sua casa dal 2002: qui ha trovato un ambiente privo di preconcetti dove l'enologia può essere applicata nel più classico dei modi oppure può essere sviluppata con innovazione. Le sue passioni? Suonare la batteria, il cinema d'autore, il Rock anni Settanta e la degustazione di sigari con vini speciali. E il trail running, che consiste nel correre su e giù tra i bellissimi vigneti di Langhe e Monferrato.

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